Piani AQF: la guida strategica alla qualifica dei componenti nell’automotive e nell’aerospace
Come l’autoqualifica del fornitore garantisce standard d’eccellenza e durabilità nei settori ad alte prestazioni
Che cosa sono i piani AQF?
L’acronimo AQF identifica la procedura di autoqualifica del fornitore. In questo modello, il produttore del componente non si limita alla fabbricazione, ma si assume la responsabilità della sua qualifica tecnica. Il fornitore garantisce che il pezzo rispetti le specifiche richieste dal cliente finale attraverso test rigorosi. Sebbene nati nel settore automotive di lusso, questi piani sono oggi fondamentali anche nell’aerospace e nella difesa, specialmente per materiali polimerici, compositi in fibra di carbonio e rivestimenti superficiali.
Qual è l’obiettivo principale di un piano AQF?
L’obiettivo è assicurare la durata operativa del mezzo, solitamente stimata in circa dieci anni. L’AQF serve a prevenire i ritorni dal mercato e l’insoddisfazione del cliente, intercettando bug progettuali o produttivi prima dell’immissione in commercio. I test verificano la capacità del componente di reagire correttamente a sollecitazioni termiche, chimiche e fisiche, prevenendo sia rotture strutturali che difetti estetici come l’opacizzazione o le macchie.
Quali prove compongono tipicamente un piano di qualifica?
I pacchetti sono estremamente diversificati e comprendono:
- Test ambientali: invecchiamento solare, umidità, shock termici e resistenza alla corrosione.
- Caratterizzazione dei rivestimenti: prove di durezza, adesione (cross-cut test), resistenza all’impatto, chip resistance, abrasione e spessore.
- Resistenza chimica: contatto e immersione con agenti aggressivi come oli, acidi, basi o prodotti di consumo comune come creme solari e deodoranti.
- Analisi dei materiali: verifiche strutturali su polimeri e fibre, caratterizzazione meccanica e test di infiammabilità.
Quali sono i vantaggi competitivi di affidarsi a un partner unico?
Il vantaggio principale è la riduzione della complessità gestionale. SIDEIUS opera come un unico referente (single point of contact), assumendo la piena responsabilità del progetto e agendo come “direttore dei lavori”. L’azienda coordina i laboratori interni (che coprono circa l’80-90% delle prove) e gestisce eventuali partner qualificati per il restante 10%, sollevando il cliente dalla necessità di interfacciarsi con molteplici fornitori e garantendo una risposta completa e specifica.
Quali sono i principali capitolati coperti dai piani AQF in SIDEIUS?
La gestione dei piani richiede la piena padronanza delle specifiche tecniche dei principali OEM. Tra i capitolati chiave gestiti e coperti all’interno dei nostri laboratori figurano:
- Gruppo Volkswagen: TL 211, TL 226, TL 52680.
- Stellantis / FCA: 9.55253, 9.55842/01, MS.90089, MS.90102, MS.50158.
- General Motors: GMW 14650, GMW 14797.
- Altri standard lusso: MSL.10.23.0007 e DBL 5425.
Quali sono le fasi operative della gestione in SIDEIUS?
Il processo inizia con l’analisi del capitolato tecnico del cliente. SIDEIUS verifica la fattibilità di ogni richiesta rispetto alla geometria e al materiale del pezzo. Se una richiesta risulta inapplicabile (ad esempio un test per superfici piane richiesti su un componente curvo), vengono elaborate proposte di modifica tecnica. Una volta concordati i dettagli e il numero di campioni, si procede alla formulazione dell’offerta e all’esecuzione dei test nei nostri laboratori.
Come viene strutturato il team di lavoro dedicato?
In SIDEIUS la gestione è affidata a una risorsa interamente dedicata che funge da collettore delle attività. Questo coordinatore è supportato da un team trasversale che, grazie alle proprie competenze, è in grado di rispondere alle esigenze richieste dal piano in diversi ambiti: il laboratorio di material testing (prove fisiche, meccaniche e chimiche), l’area per i controlli non distruttivi (NDT come la tomografia e i liquidi penetranti) e il reparto prove funzionali.
Cosa succede se un componente fallisce un test del piano AQF?
Il fallimento di un test non è solo un esito negativo, ma un’opportunità di miglioramento. In caso di non conformità, si avvia un’analisi delle cause radice (root cause analysis) insieme al cliente. Grazie alla competenza tecnica dei tecnici di laboratorio, è possibile identificare se il problema risieda nel processo di produzione del componente, nel trattamento superficiale o nella composizione chimica del materiale, permettendo al fornitore di rivalutare alcuni aspetti della produzione e valutare eventuali revisioni progettuali con il proprio cliente.