Saldatura a resistenza

La saldatura a resistenza è una saldatura autogena, per pressione, senza materiale d'apporto. Viene largamente impiegata nei settori dell'automotive, ferroviario, componentistica elettronica, ecc.
La saldatura viene eseguita  applicando, mediante due elettrodi conduttori di corrente, una certa pressione sui materiali da saldare, tenuti sovrapposti: si ottiene una saldatura detta a punti.

Principio di funzionamento
Chiudendo il circuito, le punte degli elettrodi agiscono a pressione sulle lamiere, di seguito avviene il passaggio di corrente e le due lamiere si saldano in un unico punto.
La saldatura avviene subito dopo il passaggio di corrente; questo, per effetto joule, determina il riscaldamento del materiale da saldare. Il calore prodotto  è calcolabile mediante la formula
Q= R x I² x t  dove
R è la  resistenza data dal materiale da saldare posto tra i due elettrodi
I è la corrente
t è il tempo nel quale le lamiere restano sotto pressione.

Come si può notare dal diagramma, aumentando la pressione degli elettrodi, la resistenza sugli stessi diventa sempre più bassa in modo tale da concentrare il calore al centro, tra le due lamiere, dove la resistenza è superiore.
La saldatura ottenuta ha una forma a nocciolo fuso tra le due zone sottoposte a pressione; attorno al nocciolo, dove la temperatura non ha raggiunto la temperatura di fusione, superando tuttavia quella di forgiatura, si forma un sottile guscio di metallo allo stato plastico che la pressione salda lungo il piano di contatto.
Questa guaina oltre ad impedire che il metallo fuso del nocciolo venga proiettato all'esterno sotto la pressione, lo protegge da qualsiasi ossidazione atmosferica.
Saldatura a resistenza
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