Come riuscire vivendo: La fiducia - intervento di Paolo Moscatti Presidente di TEC Eurolab

In occasione della pubblicazione del libro di Sergio Dalla Val e dell'incontro tenuto al Ridotto del Teatro Comunale "Luciano Pavarotti" di Modena il 24/05/2012 dal titolo "Come Riuscire vivendo", durante il quale ci si è interrogati sul perché il numero di suicidi fra imprenditori e liberi professionisti continua a crescere? Qual è la dimensione effettiva della crisi? Perché le disposizioni governative finora adottate non sono risultate efficaci? Quali sono gli strumenti con cui oggi ciascuno può giungere alla riuscita? Come intraprendere e rilanciare, anziché abbattersi dinanzi alla difficoltà, fino a credere di dover uscire di scena? Il Presidente di TEC Eurolab, Paolo Moscatti, è intervenuto cercando di porre l'attenzione su un tema fondamentale che molto spesso viene dato per scontato o del quale ci si dimentica, la Fiducia.
Grazie, quante belle parole. In realtà sono un piccolo imprenditore, che passa le sue giornate ad una scrivania, girando per i reparti dei laboratori delle sue aziende a parlare con le persone, a progettare il futuro e a prendere decisioni. Perché elencare le cariche può spingere a chiedere: “e allora nella vita cosa fai?”..ecco io faccio nel mio piccolo quello che ha descritto prima l’Ingegner Tarozzi. Noi siamo un’azienda al limite delle dimensioni di cui si parlava prima, siamo una settantina di persone, però siamo un’azienda di servizi e questo cambia un po’ le prospettive. Io sono già soddisfatto di quello che ho sentito questa sera perché il mio intervento conteneva diversi degli spunti che ha portato l’ingegner Tarozzi, soprattutto relativamente al significato di essere imprenditore oggi, alla cultura di impresa, alla cultura di creazione di valore, al non aver paura, anzi sentirsi orgogliosi di creare ricchezza, perché creare ricchezza non fa male, è l’utilizzo che si fa della ricchezza che può non essere positivo. Però come mi succede abbastanza di frequente, perché di carattere sono un impulsivo, anche se poi ovviamente cerco di moderarmi, avevo preparato l’intervento in un certo modo, poi oggi a pranzo mio figlio mi ha fatto leggere l’articolo pubblicato sul Resto del Carlino che presentava questa serata e allora io ho buttato via ciò che avevo preparato in due/tre giorni e l’ho riscritto completamente in un’ottica diversa. Non sono quindi riuscito ad impararlo benissimo, però spero che ne apprezzerete la spontaneità.
Come riuscire vivendo
“Come riuscire vivendo” tutte le volte che la Dottoressa Spadafora mi invita a scrivere un articolo o a dire qualcosa su questi argomenti mi viene da dirle: “ ma proprio a me lo deve venire a chiedere “Come riuscire vivendo”, non è proprio una cosa così semplice…”. Allora io dico che la fiducia è un elemento fondamentale per la riuscita, è un elemento fondamentale per riuscire vivendo. A proposito di “vivendo”, concorderete sul fatto che stiamo vivendo un periodo piuttosto difficile. Perché un periodo difficile? E’ difficile perché il livello di complessità della nostra vita è arrivato ad un punto tale da rendere impossibile o comunque molto difficile e aleatoria una qualsiasi previsione sul nostro futuro. Una previsione che possa godere di una certa affidabilità. Il sistema è diventato inaffidabile. Parlo di cose molto concrete eh..Per qualcuno è “non so se arriverò a fine mese”; per qualcun altro è “non so se riuscirò a trovare un posto di lavoro dopo la mia laurea”; per qualcuno è “non so se il mese prossimo avrò ancora un posto di lavoro” oppure ”non so quanto dovrò pagare di tasse”, “non so se avrò i soldi necessari per farlo”, “non so se non avendo i miei soldi la banca mi farà un piccolo prestito in modo che io possa pagare le tasse”, quindi cose molto concrete.
Impossibilità di fare previsioni
Per me, piccolo imprenditore, la complessità troppo elevata del sistema, significa soprattutto impossibilità di fare previsioni. E quando noi parliamo di previsioni, noi piccoli imprenditori, non parliamo di arti divinatorie, parliamo della possibilità di fare un piccolo piano industriale per la propria impresa, di guardare avanti a tre/cinque anni, di cercare di capire dove voglio, con consapevolezza, cercare di portare la mia impresa. Parlo di budget dell’anno, parlo di “forecast”, ovvero di previsioni, di come si chiuderà l’esercizio in corso visto come sono andati i primi cinque mesi. Bene, in molti casi, le ore che passiamo a lavorare sui nostri fogli elettronici con i nostri collaboratori, girando per l’impresa, cercando di farsi delle idee, assomigliano sempre di più a delle arti divinatorie. Non voglio parlare delle cause dell’aumento della complessità del sistema, ho una mia idea a proposito ma ci porterebbe molto lontano. Mi accontento di dichiarare che la troppa complessità e instabilità del sistema determina l’impossibilità, soprattutto per i più piccoli e per i più indifesi, di fare previsioni attendibili del futuro, anche a breve termine. Ovvero siamo cechi davanti al nostro futuro. E se avete mai provato, come un gioco che si faceva da bambini, a chiudere gli occhi e fare due o tre giri su voi stessi e poi, nella vostra casa che conoscete benissimo, a cominciare a muovervi da cechi, in un ambiente che conoscete benissimo, non vi sentirete a vostro agio lo stesso: inciampate contro qualcosa, urtate un oggetto, cercate di avere un punto di riferimento. Se c’è un qualche scherzone che vi sposta una seggiola siete rovinati. Ecco a volte ci sentiamo così, come ci sentiamo in questo momento. Ed essere cechi può generare paura. Quando non è un gioco, quando non è che puoi aprire gli occhi e vedere dove ti sei cacciato puoi cominciare ad avere paura. Quando non riesci a prevedere il futuro a breve termine puoi iniziare ad avere paura. Situazioni troppo complesse che sfuggono completamente al nostro controllo ci possono portare ad avere paura.
Paura, prudenza, terrore e Fiducia
Ma la paura di per se non è una cosa brutta. In fondo cos’è la paura? E’ un dispositivo di sicurezza. Ma è un dispositivo di sicurezza in posizione molto instabile. Perché può scivolare facilmente verso la prudenza, e va bene, perché la prudenza non vuol dire rinuncia a perseguire l’obiettivo ma solo maggiore attenzione, maggior controllo passo dopo passo. Oppure la paura può anche degenerare in terrore, il terrore che immobilizza. E allora probabilmente porta a quelle conseguenze riportate dal Macchiavelli. Ovvero “molte volte, per la paura solamente, sanza altra esperienza di forze, le città si perdono”. Il fatto è che non si perdono solo le città, a volte si perdono anche le aziende. E a volte si perdono anche le persone per troppa paura. Ma come si combatte questa paura? Nell’unico modo che abbiamo per gestire e vivere situazioni complesse, ovvero con la fiducia. La fiducia è elemento fondamentale per la riuscita. Ma da cosa dipende la fiducia, mi sono chiesto. Cos’è che mi da fiducia? Quando tutto va bene è facile avere fiducia, ma quella non è fiducia, quello è ottimismo, e noi non viviamo con l’ottimismo. L’andar bene delle cose genera ottimismo, non fiducia. E allora? Allora la mia risposta personale è che la fiducia prende spunto dalla parola e dal suo tramutarsi in azione e dall’azione all’oggetto. La fiducia cresce quando le previsioni vengono confermate, quando dico una cosa e faccio quella cosa. Questo inietta fiducia nel sistema. Allora ha proprio ragione il Professor Pacioretti che dirige il master in management della piccola impresa all’Università Liuc di Castellanza, quando dice che la fiducia è biologica. La fiducia ce l’abbiamo dentro, noi nasciamo con la fiducia. E’la fregatura che è culturale. E’banale, era così anche da bambini. Provate a pensare: Piero viene e mi chiede un giocattolo e mi dice che la prossima volta me lo porterà, e io gli presto questo giocattolo; ma poi non vedo più né Piero né il giocattolo. E viene Luigi e mi chiede un altro giocattolo: eh, mi viene da pensare. Ma che colpa ne ha Luigi? Sta solo pagando lo scotto di un calo della fiducia che c’è dentro di me. E non è forse la stessa cosa tra le imprese? Quando qualcuno ti nega un pagamento dovuto o lo dilaziona troppo nel tempo perdi un poco di fiducia. Guardate, credo che ben poche cose possano essere peggio per il sistema di una mancata fiducia nel sistema stesso.
Chi può iniettare fiducia nel sistema
Ma allora chi è che può dare potenti iniezioni di fiducia nel sistema? Iniezioni che sarebbero necessarie ancor più di manovre finanziarie, di Quantitative Easing, di Euro bond eccetera. Beh signori miei, io credo che sia il Principe, sono i suoi dispositivi. Ma oggi, più che il Principe, sarebbe meglio dire che dovrebbe essere l’apparto democratico che governa il paese. Sono le istituzioni che dovrebbero avere la possibilità, l’obbligo, di iniettare fiducia nel nostro paese. E’ questo. Dovrebbero iniettare fiducia nelle vene della nazione. Una fiducia tale da ribaltare le nostre paure. Tale da metterci la voglia di accettare le sfide di un mondo in profonda e rapida trasformazione. La voglia di combattere ogni giorno una battaglia, sapendo che non sarà l’ultima battaglia. Ma solo l’inizio di una nuova situazione, di una nuova visione, il preludio di una nuova battaglia, una nuova nobile battaglia. E’ la fiducia l’elemento fondamentale per la riuscita. E cosa dovrebbe fare il nostro Principe per generare fiducia? Ma è semplicissimo: dovrebbe fare ciò che dice. La fiducia inizia e si sviluppa dalla parola che si avvera. Se mi illustri un programma dove imponi ai cittadini grandi sacrifici (e non li sto a ripetere, li conosciamo) ai quali faranno poi seguito analogamente grandi tagli alla spesa improduttiva, eliminazione di privilegi, abbattimento delle piccole grandi caste che succhiano il sangue della nazione e realizzi la prima parte del programma, quella lacrime e sangue per i cittadini in 15 giorni, mentre dopo sei mesi della seconda parte del programma non se ne intravede nemmeno l’esistenza allora mi sento fregato. E caro Principe non ti stupire se i cittadini perdono fiducia. Se dici che l’auto che utilizzo per andare in giro per la mia impresa, per cercare clienti, per cercare relazioni, per partecipare ad eventi è un costo che è deducibile solo al 25% mentre tu ti permetti 629.120 auto blu, 10 volte quelle che ci sono negli Stati uniti d’America e in sei mesi non sei riuscito a regalarne via nemmeno una, non ti stupire se oltre alla fiducia, iniziamo a perdere anche la pazienza. Potrei andare ancora avanti.
Siete mai stati in un'azienda ferma?
Ma il nostro Principe non sembra proprio accorgersi di quanto sia dannosa la perdita di fiducia da parte dei cittadini. Non è una questione di sondaggi. E se davanti alla perdita di fiducia il cittadino si mortifica, per il piccolo imprenditore è ancora peggio. Io credo che poche persone possano capire cosa vuol dire non essere più in grado di portare avanti la propria azienda e di pagare gli stipendi a quei collaboratori che ogni mattina si alzano e vengono per aiutarti a compiere un pezzettino del tuo sogno che gli serve per completare un pezzettino del loro sogno. Guardare la bottega, l’officina, il laboratorio la fabbrica che pulsava di vita e vederla affaticata, vederla arrancare, vedere le macchine che si fermano. Siete mai stati in un’azienda ferma? Un’azienda chiusa per mancanza di lavoro o perché è fallita o liquidata: è un’esperienza surreale. Ti colpisce l’immobilità di un luogo che è stato progettato e costruito per essere vivo. Senti dei rumori innaturali. Ti accorgi della piccola perdita del sistema dell’aria compressa, se è rimasto acceso per garantire alcune funzioni di sicurezza. Un rumore che non avresti mai sentito. Senti lo sgocciolare di un rubinetto, il cinguettio di un uccellino, persino il frinire di un grillo senti. Sono rumori di vita che in quell’ambiente diventano improvvisamente rumori di morte. E il capannone parla, le macchine raccontano, raccontano di vite, di sacrifici, di figli trascurati per far tardi al lavoro; parlano di speranze, di gioie, di battaglie vinte e di battaglia perse. Su alcune macchine trovi ancora gli appunti della lavorazione che doveva essere fatta attaccati con lo scotch e su qualche pezzo in giro trovi il segno di dove doveva essere tagliato.
Come mantenere la fiducia
Allora pensate come vive l’imprenditore che non ha più fiducia. E quando la fiducia si azzera, allora è la disperazione. Cioè la mancanza di speranza e la perdita della speranza può indurre a brutte azioni. E sinceramente, qui, in Italia, ci siamo anche stancati di sentirci dire che la crisi in fondo è un’opportunità. Finora lo è stata soprattutto per i grandi speculatori, per la stessa finanza che così fortemente ha contribuito a determinare la crisi. Sono pochi i piccoli imprenditori che possono dichiarare che la crisi è stat un’opportunità. Lo può essere, certamente, ma in determinate condizioni sociali, condizioni che nel nostro paese sono difficili da trovare. Il sistema è così rigido e complesso che la crisi è difficile da affrontare, anche quando abbiamo l’intuizione, anche quando capiamo come uscirne e dobbiamo fare determinati passi ma ci vengono resi impossibili dalla rigidità del sistema. E allora? E allora stante questa situazione siamo fregati. Non ho soluzioni? Se le avessi probabilmente non sarei qui. Nn ho soluzioni ma ho una consapevolezza, e cioè che per vivere e gestire la complessità, è indispensabile la fiducia. La fiducia qui in giro è merce molto rara, e allora dobbiamo cercarla in un altro posto e non sto parlando del Far East, del Brasile, della Turchia eccetera. E’ un posto molto più vicino. Noi piccoli imprenditori, piccoli imprenditori d’azienda e di vita, dobbiamo trovare la fiducia in noi stessi. Avere fiducia in se stessi è il primo indispensabile requisito per gestire situazioni così complesse. Fare impresa significa realizzare una serie di azioni dall’esito incerto, correre cioè il rischio d’impresa. Chi corre il rischio d’impresa deve avere fiducia in se stesso e deve averne abbastanza per infonderne anche ai suoi collaboratori: generare fiducia che genera fiducia, in un ciclo virtuoso. La nostra propensione al rischio d’impresa dev’essere commisurata con il grado di fiducia che abbiamo in noi stessi. In noi c’è il seme della nostra riuscita. Non dobbiamo cercarlo negli altri, non dobbiamo aspettarcelo dal Principe, non ci sono leggi che possono risolvere la nostra situazione. Noi dobbiamo avere fiducia in noi stessi e nelle persone che si sono meritate la nostra fiducia, nel nostro lavoro, nell’applicazione quotidiana dei valori nei quali crediamo. Se il Principe non ci ispira fiducia, in fin dei conti lo possiamo ancora cambiare, e questo è un lascito dei nostri padri. Vediamo di consegnarlo ai nostri figli. La fiducia in noi stessi è veramente l’elemento essenziale per riuscire vivendo.
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