Collaborazione e condivisione del sapere

Il Sapere: Bene Comune
 
Nel passato il Sapere era detenuto da poche persone che lo utilizzavano per accrescere il proprio potere all'interno delle comunità. Si aggiungeva il problema della limitata disponibilità di strumenti per la diffusione del sapere (i papiri, i libri di pergamena) parzialmente ridotto dall'introduzione dei libri di carta prima e degli altri supporti più moderni (i dischi, i filmati, le fotografie, i nastri, ecc.). Con l'avvento del computer e quindi dei supporti digitali e la diffusione di Internet  è possibile rivedere i presupposti della diffusione del Sapere.
 
Nel 21° secolo il Sapere non deve più essere esclusivo di pochi: un'idea o una conoscenza non è un bene che si riduce se condivisa con altri e quindi non c'è ragione di renderlo esclusivo se non per ottenere un vantaggio senza scrupoli morali o sociali.
 
La COLLABORAZIONE: Sinergia di Sapere
Collaborare (co-labore) vuol dire lavorare insieme, il che implica una condivisione di compiti, con l’esplicita intenzione di "aggiungere valore" al risultato che una persona otterrebbe dall’eseguire il lavoro individualmente.

Il concetto di base della collaborazione è espresso dal fatto che due individui si mettono insieme per raggiungere un obiettivo comune. Il tutto è basato sull’idea che la condivisione di conoscenze, realizzata attraverso la cooperazione, aiuta a risolvere efficientemente i problemi.

Perché ci sia un'efficace collaborazione o cooperazione, ci deve essere un impegno nel mutuo aiuto, un senso di responsabilità per il gruppo e i suoi obiettivi e deve essere posta attenzione alle abilità sociali e interpersonali.
Collaborare, lavorare in team, richiede che più persone agiscano per un fine comune, ognuno con responsabilità e competenze diverse. Questo vuol dire saper sviluppare l'interdisciplinarietà, ovvero la capacità di farsi capire da chi ha una cultura ed un gergo differenti per trovare soluzioni a problemi che toccano tutti in modo diverso.

In azienda le forme di collaborazione sono spesso ASINCRONE cioè più persone devono entrare in relazione in tempi diversi utilizzando tecnologie socialmente orientate (mezzi di comunicazione quali, telefono, e-mail, web, intranet); da qui la grande utilità del sapere utilizzare bene, ed in modo condiviso, le tecnologie della comunicazione.
 
 La collaborazione non è di per sé fonte di maggiore produttività.
Un recente studio ha rilevato che dal 20 al 50 per cento delle attività di collaborazione portano a perdita di energia. Le fonti di tale spreco di energie includono:
  - riunioni non correttamente pianificate
  - tempi di viaggio improduttivi
  - ridondanza di comunicazioni a mezzo e-mail

Per collaborare efficientemente è indispensabile condividere parte delle proprie competenze. Quante?  Tutte quelle necessarie ad ottimizzare la collaborazione volta alla buona riuscita del progetto comune. Mettere insieme, condividere, le competenze rafforza il gruppo ma anche il singolo individuo. La condivisione delle competenze è un meccanismo virtuoso, generatore di valore.

Sul lavoro a volte  vige la logica dei comparti stagni.  E’ la logica del confine, della mansione:  io di qua e tu di là e in mezzo una linea di demarcazione che separa rigidamente ruoli, competenze ma anche abilità e saperi. Senza possibilità di scambio.
Ma esiste anche un’altra logica, la logica della frontiera
La frontiera, a differenza del confine, è un autentico spazio di mezzo, una realtà particolare tra due realtà diverse, all’interno della quale persone, ruoli, esperienze, saperi, possono incontrarsi, sperimentare nuove soluzioni, ibridarsi a vicenda.  E’ un luogo fisico, o mentale, dove i confini vengono superati, un luogo di intrecci e di trasformazioni, dove sono favoriti gli scambi, le integrazioni, gli innesti.
Dobbiamo sempre più e sempre meglio essere “uomini e donne di frontiera”, “di collaborazione”.  Dipende da noi creare occasioni di incontro, di integrazione, di miglioramento lavorativo, di crescita professionale.
In azienda i naturali punti di riferimento per il personale non sono costituiti da “chi sa” ma da “chi sa e condivide”.  La differenza tra i due è quella che c’è tra chi gioca da solo senza passare mai la palla e chi gioca per e con la squadra cercando triangolazioni di competenze che portano al raggiungimento dell’obiettivo (goal) del gruppo.
 

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