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Fluidi lubrificanti ed idraulici
»Caratterizzazione »Contaminazione
. Prove di viscosità a varie temperature . Indice di viscosità . Densità . Contenuto in acqua . Punto di infiammabilità . Punto di scorrimento . Punto di intorbidamento . Ceneri . Metalli contaminanti e da usura . TAN – TBN . Altre prove
Analisi chimica dei metalli da usura E' possibile eseguire l'analisi chimica dei metalli da usura presenti in un olio lubrificante al fine di formulare ipotesi e previsioni sulla vita residua del componente meccanico. I dati ottenuti possono essere particolarmente significativi quando si riesce ad effettuare le analisi su più campioni prelevati a determinati intervalli di tempo. L'analisi viene eseguita utilizzando lo spettrometro simultaneo al plasma ICP.
Perchè controllare la contaminazione Il controllo della contaminazione è indispensabile per preservare l'integrità di tutti i componenti del sistema: senza questo controllo il sistema difficilmente raggiungerà gli attesi limiti di vita di servizio; infatti bisogna guardare ad un fluido contaminato come ad un "fluido abrasivo" in grado di causare diversi inconvenienti anche in relazione alle dimensioni delle particelle contaminanti.
I contaminanti portano ad indesiderate influenze che possono distruggere l'integrità di un sistema causando uno sbilanciamento tra le tolleranze dei vari componenti. In funzione dell'intensità con cui il sistema è sottoposto agli effetti della contaminazione possono verificarsi effetti indesiderati quali: sporcizia, sedimentazioni, ossidazione, degrado, deformazione, attacco chimico, corrosione, inceppamenti, rotture, abrasioni, ecc.
In linea generale la maggior parte del contaminante (70-80%) è costituito da particelle fini aventi dimensioni nell'ordine dei 5 - 15 µm. L'azione di tali particelle sui componenti del circuito può causare aumento delle tolleranze, aumento dei drenaggi, caduta del rendimento volumetrico, aumento della temperatura, diminuzione della viscosità. Tali effetti possono generarsi in un intervallo di tempo molto variabile, da poche ore a qualche centinaio di ore.
Se le particelle inquinanti sono grossolane, dimensioni maggiori di 15 µm, gli effetti possono essere più drastici portando ad un fenomeno istantaneo di grippaggio e quindi arresto impianto. La contaminazione da parte di particelle ultra-fini (inquinamento micronico) produce effetti dannosi nei punti più delicati delle valvole con otturazione di piccoli fori calibrati, usure precoci, ecc.
Determinazione e classificazione della contaminazione Vengono determinate le dimensioni ed il numero delle particelle. In base a questi dati la contaminazione del campione viene classificata secondo le normative: ISO 4406 e NAS 1638.
Determinazione gravimetrica Viene misurato il peso secco di contaminante per unità di peso di fluido o per unità di superficie lavata. Il grado di contaminazione viene riportato in termini di milligrammi di contaminante per litro di fluido.
Caratterizzazione del contaminante Il contaminante può essere sottoposto ad analisi chimica e microscopica, se necessario ricorrendo anche alla tecnica della microscopia a scansione elettronica ed analisi con sonda a dispersione d'energia, allo scopo di individuare composizione, morfologia e possibile provenienza del contaminante.
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